
Rosso Primitivo
Il protagonista è un uomo 'di una volta', un operaio che sa come si ripara il mondo, ma non ha imparato a difendersi dalla crudeltà gratuita del presente. Chiuso nel suo appartamento, trasforma la solitudine in un palcoscenico: rievoca amori lontani, parla ai compagni scomparsi e ci consegna un ritratto ironico, lucido e a tratti doloroso di chi si sente straniero in casa propria.
Un racconto fatto di oggetti e di cuore, dove la nostalgia non è resa, ma resistenza.
Scrive tra l’altro dello spettacolo la giornalista e scrittrice Roberta Morleo:
“Mentre è intento a consumare la sua frugale cena, Ettore Coppola detto Torino, il protagonista, racconta attraverso la sua vita da ex arsenalotto e le variegate esistenze che hanno attraversato il suo percorso la storia di una Taranto che non c’è più, povera e genuina, sofferente e dignitosa. La Taranto lavoratrice che si rimboccava le maniche e quella malandrina che viveva di espedienti, entrambe accomunate, forse, da un desiderio di riscatto non sempre facile da realizzare. Una Taranto con le cicatrici di una guerra devastante che con una lenta risalita si affacciava alla speranza e “le carte rosse che cominciavano a entrare nelle case”, il milione di lire sinonimo di ricchezza e prosperità.”
Scrive invece il giornalista e scrittore Claudio Frascella:
Torino, questo il nostro eroe quotidiano, è un’anima fragile, ma orgogliosa, pensa di risolvere qualsiasi cosa da solo. Le premure di familiari e amici sono fatte di telefonate, consigli tanto al chilo, elargiti per stare a posto con la propria coscienza: «No’ ‘u se’ com’è? Quedda è ‘a cape»: quella è la testa, non puoi farci nulla. Una frase per tutte le stagioni e per affrancarsi da qualsiasi responsabilità. E il prossimo? Ma vada a farsi benedire, «noi ci abbiamo provato…».
Aldo ha divorato il teatro di Scarpetta e Eduardo, i racconti di Pirandello, attinto ai tempi teatrali di Turi Ferro e Salvo Randone, immensi artisti che da soli riempivano una scena. Una voce modulata con arte, esperienza trasferita in mezza Italia, dal Sud al profondo Nord. Questo “Rosso primitivo” gli appartiene, gli calza perfettamente. Scriverne e recitarlo, se non hai dentro una certa sensibilità, difficilmente riesci a rappresentarlo.

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